Thursday, March 1, 2012

Your current location is temporaryly unavailable

Amici miei, e’ probabile che questo sia l’ultimo post di questa mia avventura.
Viaggio da quasi 2 mesi e...ed e’ probabile che torni in Europa tra poco. Insomma, vi chiedo un po di pazienza,l’articolo stavolta e’ lungo.:-) In ogni caso,posto che una immagine vale piu’ di mille parole ( sara’ forse sempre vero? ) mi ritrovo a scrivere ispirato solo dalle seguenti:
- Location
- Willy il Coyote
- Poverta’
- Scolpiti nella roccia.

Location:
“Your current location is temporaryly unavailable”. Almeno e’ quello che mi dice android quando voglio vedere sulla mappa dove mi trovo. Io lo cambierei con “is permanently unavailable” :-(. Da Salta ci siamo diretti a nord, a Purmamarca,per poi spostarci ad Humahuaca, Iruya e La Quiaca, al confine Argentino-Boliviano.
Lasci Salta e lasci il mondo moderno.Le case sono di fango e paglia.Le strade, tutte quante sterrate.Inutile chiedersi cosa accada quando piove.Spesso le partenze,gli arrivi,addirittura le destinazioni (lasciamo stare gli orari ovviamente )subiscono pesanti variazioni perche’ “lleva dos dias lloviendo...hay que tomar otra ruta”.


Piove, il tempo e’ brutto,la strada che ti porta da qui a li’ e’ impraticabile.Quindi? Quindi puoi partire tra 2 giorni (se smette di piovere)o puoi chiedere all’altra compagnia che forse fa una strada diversa (se non e’ impraticabile anche quella causa pioggia.)
La polvere. Non puoi considerare la polvere un problema da queste parti. Meglio considerarla una virtu’,almeno quando metti le mani in tasca e trovi polvere sei contento, ti senti piu’ virtuoso.La polvere e’ dappertutto.Respiri polvere, mangi polvere.
L’ha detta lunga l’espressione sorpresa della tipa dell’ostello quando Vito gli ha chiesto se avevano internet. Non e’ riuscita neanche a pronunciare la parola. “In-ter-...que??”. Non scherzo. La tipa si e’ messa a ridere, come dire ma sei pazzo? Internet? Hahahah.
Va bo...pensi...mi connetto dal telefono...almeno posso rispondere alle email.... magari brevemente, due righe.Ma quannumai!!! Se vabe’, “mi connetto dal telefono” booom! Un po hai copertura...un po no... (Ovviamente da una citta’ all’altra il telefono non funziona MAI) se provi a telefonare, un po si sente e un po no. Pero’ e’ coerente che quando parli al tel tutt’ad un tratto senti FSKSHRFFFFSKSHRFFFFSKSHRFFF. Suoni che si abbinano alla polvere diciamo.
Ok,hai rete. Provi a mandare una email veloce ai tuoi tanto per dire “Ehi guardate che e’ tutto ok” e proprio quando hai quasi finito eccolo li il messaggio, quasi ti mancava: “NETWORK NOT AVAILABLE”. E basta!!!! Che palle!!!!! Voglio mandare solo una email, due righe!! No,no amico mio,le cose non sono cosi’ semplici da queste parti,ricordati che “Your current location is temporaryly unavailable”.
Purmamarca, Humahuaca,Iruya.Le ultime citta’ argentine a nord, provincia di Jujuy. I nomi ricordano i lontani popoli indios,le cui civilta’ non esistono piu’ ma continuano a vivere nei visi indigeni di questa gente.
E poi ci sono storie strane,come quella di Humahuaca. Per decadi l’unica fonte di sostentamento di questo piccolo villaggio e’ stato (a parte un’attivita’ agricola quasi insignificante ) il passaggio del treno due o tre volte alla settimana. La gente viveva di questo. Il treno fermava alla stazione di Humahuaca per 30-40 minuti e la gente del luogo vendeva tutto quello che riusciva a vendere, empanadas di carne o pollo,qualche bibita e poco piu’.Quando,sotto il governo di Carlos Menem il sistema ferroviario argentino crollo’ (perche’ venduto, anzi svenduto a compagnie private)il santo santissimo treno smise funzionare e di fermarsi ad Humahuaca. L’unica fonte di sostentamento del pueblo spariva, la gente moriva di fame e fuggi’ quindi dal villaggio che si trasformo’ in un pueblo fantasma. Uno dei tanti d’altronde nati dopo la scomparsa delle ferrovie che segui’ la vendita (anzi svendita), della Ferrocarriles Argentinos a compagnie private straniere.
Nel 2003 l’Unesco dichiara “la Quebrada de Humahuaca” (una valle rocciosa tipo Gran Canyon ) patrimonio mondiale dell’umanita’.
Da allora tutto cambia.Humahuaca inizia ad essere inserita sui siti di guide viaggio come Lonely Planet ed altri,ed il turismo decolla. La sera che siamo arrivati,io e Vito abbiamo impiegato qualcosa come 2 ore e mezzo per trovare due misere brande per la notte. Era tutto pieno, anche perche’ impazzava ( per quanto sia possibile impazzare ad Humahuaca) il carnevale. Ora, non dico che sono diventati la Londra dell’Argentina,ma non aspettano piu’ il treno per vendere empanadas.Per estensione anche pueblecitos vicini come Purmamarca o Iruya,hanno beneficiato dell’upgrade.
Cosa significa Humahuaca? Significa “Testa che piange”. La leggenda dice che...
... a nord di Humahuaca viveva il capo di una tribù, chiamato Ninañahui (occhio di fuoco), con la figlia Soncocolila ( cuore di colomba).
La giovane indiana possedeva una bellezza selvaggia, aveva gli occhi neri e i capelli lisci, ed un corpo abbronzato e meraviglioso. Soncocolila si prendeva cura,ogni giorno,dell suo gregge di lama. Un giorno, mentre tornava, incrocio’ sulla sua strada RUMI (pietra), un guerriero indiano che aveva conosciuto nella sua infanzia.
Erano altri tempi, ed allora il padre di Rumi era alleato di Ninañahui. Da tempo erano pero’ oramai in guerra.
Riumi e Soncocolila ricordarono l'amore che li aveva uniti in passato, ed, ogni sera, misero da parte l'odio e il risentimento dei genitori e tra di loro nacque un amore forte come il fuoco.
Triste a dirsi, Il padre di SOCOCOLILA li scopri’, feri’ gravemente Rumi, e lo condanno’ ad essere decapitato.
Rumi piangeva...non perche’ avesse paura della morte,ma per il dolore di non poter piu rivedere la sua amata sococolila.La morte sopraggiunse,la testa staccata dal corpo del giovane guerriero venne infilzata su un cactus...ma anche li...Riumi continuo’ a piangere il suo amore perduto. Humahuaca!!!!! Gridavano i guerrieri...che significa “la testa che piange”.

Posso affermare con certezza che sia io che Vito abbiasmo trascorso la notte piu’ scomoda e disagiata in assoluto della nostra vita a Purmamarca.Ci avevano avvertito: “ragazzi,andate a Purmamarca? Guardate che e’ un casino per adesso perche’ c’e’ il carnevale. Se non prenotate l’ostello prima non trovate posto.” Ma io e Vito siamo cosi’,non abbiamo molte possibilita’ di miglioramento. Noi abbiamo ormai collaudato il nostro modo di organizzare le cose, di pianificare gli eventi. Un modo che ho definito alla “Duffy Duck”. Si, esattamente come lui,che organizza tutto,qua qua qua,”Ora ci penso io! Qua qua qua! Ora glie la faccio vbedere io!! Qua qua!” e poi fa sempre qualche minchiata tipo sveglia il cane che dorme e che vuole mangiarselo a tutti i costi, oppure entra per sbaglio nella casa di Baffo rosso Sem e quello gli spara, cose cosi’. Insomma, la nostra organizzazione alla Duffy Duck ci ha messo nelle condizioni di arrivare a Purmamarca senza aver prenotato nulla e senza una tenda (che e’ stata, tra l’altro,la prima cosa alla quale avevamo pensato di comprare 8 mesi fa e che non abbiamo mai comprato,qua qua qua )
Niente ostello,non si trovava nulla. Non un ostello,un hotel, un letto in un angolo di un granaio, un posto con un mulo, niente di niente.Quando quasi ci rasegnavamo a dormire all’aperto (da queste parti lo sbalzo termico tra il giorno e la notte e’ significativo, la notte fa FREDDO )entriamo in un camping e parliamo con il manager. Mamma che parola inappropriata... “manager”... diciamo che entriamo in un camping e parliamo con il tuttofare sfruttato sottopagato (e forse anche picchiato di tanto in tanto ), Juanito, dall’eta’ indecifrabile. (30?45?60? bho...non si capiva... ) Lui trova una soluzione che avrebbe consentito a noi di trovare un posto dove dormire, e a lui di guadagnare 20 pesos, ossia 4 euro e qualcosa che per lui non sono noccioline.La baracca che vedete alla vostra sinistra, situata all’ingresso del camping, era la centrale operativa di Juanito che ci offre per l’appunto la suddetta come deux pieces per trascorrere la notte.Basta mettere un materasso ( ad una piazza) ed ecco risolto il problema.Accettiamo.Per poter anche solo lontanamente capire di che cosa stiamo parlando, procedo ad una descrizione dell’ìinterno della stessa: Un cane che dormiva sotto una tavola trasversale di legno atta a sorreggere gli zaini di quelli che erano in camping, una scodella (del cane) con il fondo di latte secco da ormai 20 anni,mosche,ragni, lucertole, scatole di “vino toro” vuote,una sedia con pelle di pecora,foglie di coca smanciucchiate e sputate sul “pavimento”. Appostu.
La polvere decorava tutto quanto con sorprendente simmetria.
Il materasso puzzava di cane.Non ci sono dubbi, quella era puzza di cane. Io e Vito cercavamo di consolarci a vicenda...che immagine miserabile...menomale che ci siamo fatti tutte le vaccinazioni del caso.Diamo na pulita a la meno peggio, sistemiamo il materasso, ci copriamo in modo da non avere nessun contatto con niente, e andiamo a letto.Ovviamente siamo riusciti a lavare la roba che abbiamo usato per dormire (quella che e’ stata a contatto con il materasso) solo dopo 10 giorni.
Sapevamno che la “carrettera” per arrivare ad Iruya era particolare, interessante e bella. Quello che non sapevamo e’ che si tratta di una stradina sterrata larga due metri che si inerpica per 58 km sulla montagna raggiungendo i 4100 metri di altitudine. Una pazzia.
Si respira male a quelle altitudini ( oggi siamo arrivati a 5000 mt, fai letteralmente 2 passi ed hai il fiatone )l’ossigeno e’ presente nell’atmosfera in una percentuale minore a quella alla quale siamo abiutuati.Il vecchio autobus scricchiolante degli anni 50 percorre i 58 km tra mille rumori sinistri quasi noncurante di rasentare il bordo del precipizio.
Paura. Da lassu’ il panorama e’ mozzafiato,ma preghi di arrivare vivo. Incrociamo un autobus che viaggia nel senso opposto e vedi gente che inizia a farsi il segno della croce.Non passeremo mai. L’autista (che Dio lo benedica e lo salvaguardi) fa un paio di manovre;siamo a 4000 metri, guardiamo dal finestrino.Siamo cosi’ aderenti al bordo che...il bordo non lo vediamo nemmeno. Riguardiamo dal finestrino e vediamo direttamente il burrone senza fine. Se frana un cm di terra ( vedi frane dappertutto )siamo fottuti.Sudori freddi, passiamo. Preghiamo di arrivare prima possibile.
Non arriviamo prima possibile (e’ impossibile arrivare prima possibile ad Iruya) ma arriviamo.
Sulla strada del ritorno abbiamo avuto due piccoli imprevisti risolti entrambi in due modi originali. L’autobus attraversa, sulla strada di ritorno da Iruya a Humahuaca, 4 fiumi diversi.Ovviamente, non ci sono ponti.
Non ho idea di come facciano in inverno,quando i fiumi si ingrossano,ma in questo periodo i fiumi vengono attraversati dagli autobus (che tuttavia sono relativamente alti e con gomme da fuoristrada ) lasciatemi passare il termine, “a gomme nude”. Cioe’ passano proprio in mezzo all’acqua, che in ogni caso, ripeto, in questo periodo dell’anno non e’ tanta. Va bo, fatto sta che il giorno prima aveva piovuto ed il fiume era un po piu grosso del previsto. L’autista si ferma e...si rende conto che non puo’ passare,non in quelle condizioni. Indovinate la soluzione. Squadra di soccorso? (ma quannumai!!!)Squadra tecnica? ( Tummaggiiiini!!) allestimento di un temporaneo ponticello-base anche con mezzi di fortuna? (se va be...e tuttu ssu tempu amu a perdiri? ), percorrere un’altra strada? (Non ci sono altre strade )
I PASSEGGERI SONO SCESI DALL’AUTOBUS E TUTTI QUANTI A TIRARE PIETRE SUL FONDO DEL FIUMICIATTOLO FINO A QUANDO NON C’E’ STATA UNA BASE PER PASSARE!!!!! AHHAHAHAHAHAHA IO RIDO ANCORA. Cose da pazzi. E’ andata cosi’, giuro.
Qualche centinaio di metri piu’ avanti OVVIAMENTE si rompe la leva del cambio.Non ci sono problemi. L’autista aiutato dalla sua “squadra tecnica” ( un paio di amici della osteria del paese ) ha recuperato una stanga di ferro, e A COLPI DI PIETRE (giuro non avevano nessuno strumento, hanno fatto tutto a colpi di pietre )e’ riuscito a dare alla stanga di ferro la forma idonea per poter essere agganciata al cambio. Siamo ripartiti dopo un 20 min di colpi di pietra a mani nudi sulla stanga di ferro.

Willy il Coyote.

Road Runner?ACME? Massi rossi che cadono giu da alte roccie rosse dalle forme improbabili?I catus? Ecco, noi siamo li, dentro questo cartone animato.Da Salta in poi, verso nord e inclusa parte del paesaggio estremamente mutevole della Bolivia (In questo momento mi trovo a La Paz,la capitale )Il paesaggio e’ cosi’ bello, cosi’ inusuale (per noi), cosi’ divertente e mozzafiato che alterni emozioni romantiche ad emozioni comiche da cartone animato. Davvero ti aspetti di veder sfrerecciare bip bip e Willy il coyote dietro, sopra un razzo che ha appena finito di costruire.

Epoi ci sono i Lama.I lama sono simpaticissimi. Sono troppo divertenti. Me ne voglio comprare uno!!!! Ti guardano con una faccia...ma con una faccia cosi’ comica...sono divertentissimi. Ti guardano con una faccia come dire “Lo sai che sono piu’ intelligente di te?Lo sai che io sono un genio e tu non capisci niente?” ahhah troppo simpatici, davvero. Ioi e Vito li chiamiamo “i prufissura”,perche’ ti guardano con uno sguardo cosi’ interrogativa da spiazzarti.Ti senti proprio interrogato.Troppo simpatici.
Anche i cactus. Questa parte del continente e’ pienissima di cactus, che qui chiamano “cardon”. Spuntano dal terreno in modo cosi’ comico,improbabile. Anche il cactus ti guarda e ti dice: “Che vuoi fare? Intanto io sono qua, l’acqua mi vagna e u ventu m’asciuca, e poi tu non mi puoi fare niente che sono pieno di spine gne gne!”E ti aspetti da un momento all’altro di vedere Willy il coyote spiaccicato su uno di loro e vederlo poi saltare in aria causa spine. E poi un masso rosso gigante gli cade sulla testa. :-)
A proposito, qualche curiosita’: I cactus crescono di 2 cm l’anno in altezza,possono vivere centinaia di anni (pare che ci sia vicino Humahuaca un cactus di 800 anni che chiamano “el cardon abuelo” (il cactus nonno) ) ed il legno di cactus (che si forma all’interno da una certa eta’ in poi) e’ utilizzatissimo. Con il legno di cactus fanno di tutto,dai letti agli ogetti da arredamento alle travi di sostegno.Figurarsi che oggi c’e’ una legge di preservazione del cactus che regola la “decactusizzazione” visto che stava quasi per estinguersi.
Poi pero’ ti ritrovi al tramonto, e la comicita’ da Warner Bros lascia il posto ad una sensazione di grandezza infinita che non sai come gestire. Vorresti fotografare tutto nella tua mente ed imprimere ogni colore,ogni odore,ogni stella accecante,ogni contrasto,la spiazzante armonia del “cerro de los siete colores”. Ma non puoi,non capisci perche’, e ti interroghi.Forse l’uomo non puo’ cogliere tutta questa bellezza altrimenti rischia di stare male, o forse e’ troppo piccolo per riuscirci.O, forse ancora, se sei cresciuto per 30 anni in un posto dominato dal mercato americano e dalla sua publicita’,non hai gli strumenti per capire lo splendore che la natura,di tanto in tanto, ti offre. A me piace pensare che non ci e’ dato capire tutto,intellettualmente ed emotivamente, altrimenti perderemmo la condizione umana per lasciare il posto ad una condizione divina. Ma questa e’ un’altra storia.
In ogni caso, il salar di Uyuni ti ubriaca di bellezza, domande e rispetto. Il salar di Uyuni e’ un enorme deserto di sale che, con i suoi 12.000 km², è la più grande distesa salata del mondo. Si stima che il Salar de Uyuni contenga 10 miliardi di tonnellate di sale e Rappresenta un terzo delle riserve di Litio del pianeta.
Secondo le leggende Inca nel deserto vi sono gli Ojos de Salar (occhi del deserto di sale) che inghiottivano le carovane. Si tratta di buchi nella superficie salata dai quali esce l’acqua sottostante che in certe condizioni di luce sono quasi invisibili diventando così pericolosi.



Vivere l’alba del salar, circondato da una distesa bianca di sale infinita che riflette in modo perfettamente simmetrico il cielo Boliviano,i fenicotteri che disegnano con il loro volo rasoterra lineee immaginare come quelle di un gigantesco screensaver naturale,i meravigliosi disegni perfettamente replicati sullo specchio che e’ la distesa di sale, e le prime luci del mattino dalle tonalita’ rosse, blu,arancioni,gialle,violetto azzurro e porpora..ecco vivere l’alba del salar, non ha prezzo.
La laguna verde è un lago salato, situato a sud-ovest dell'altopiano di Bolivia, ai piedi del vulcano Licancabur. E’ verde a causa dei sedimenti di rame che si depositano sul fondo, e si trova a circa 4.300 metri. “Bella e maledetta” e’ stato il commento di Vito.Uno specchio d’aqua non potabile di 17 km quadrati dalla bellezza spiazzante.
Acqua tossica inquinata dall’altissima percentuale di rame che le conferisce un colore unico. Scatti le foto, e come spesso accade ti chiedi se valga davvero la pena dedicare parte della tua concentrazione alla macchina fotografica o se non sia il caso di spegnerla ed immergerti in questo spettacolo unico e cosi’ bello da risultare tossico anche per l’anima.Scatti le foto e non ci pensi piu’.
Poverta’.
Ti chiedi se sia poverta’ o semplicita’ e ti interroghi sulla differenza.Una vita semplice e’ per forza di cose povera?Materialmente intendo.Fatto sta che e’ facile fare filosofia quando hai la pancia piena,quando paghi un tour di 4 giorni 1200 pesos bolivianos che sono 140 euro ( lo stipendio minimo in Bolivia e’ di 72 euro),quando sei cresciuto in un fortunato angolo del mondo in cui e’ scontato che i bambini vadano a scuola,che non debbano spaccarsi la schiena lavorando,che le donne non rischino di essere costantemente stuprate (Ci sono avvisi del governo per proteggere le donne in molti uffici), che le strade siano asfaltate, che ci siano ospedali in cui possono curarti,che l’acqua arrivi in tutte le case,che mangerai sicuramente tutti i giorni 3 volte al giorno e che se sei in pericolo puoi chiamare la polizia senza bisogno di pagare mazzette.
In Bolivia non e’ cosi’.
Ragazzi qui la gente non ha niente. Niente.
La sopravvivenza di moltissime famiglie e’ legata all’unica vacca o pecora. Alcuni hanno il cavallo;sono quelli fortunati.Moltissimi bambini non sono mai andati a scuola e moltissimi di loro (non conosco le percentuali ma sembrano davvero alte )lavorano tutto il giorno. Le bambine sopratutto,non so perche’. Vendono le “empanadas” (una specie di piccoli calzoni ripieni) per strada,sugli autobus, prima che partano.Fanno tenerezza e pena. A 8,9,10 anni piegate sotto il peso delle loro cassette piene di empanadas,o gelatine dolci,o qualsiasi altra cosa.Loro, come le loro madri (anche incinte) e le loro nonne a 80,90 anni o piu’ a lavorare tutto il giorno per tirare a campare.Vedi ste cose e pensi che almeno ti renderanno piu consapevole del culo che hai avuto,piu felice e cosciente di quello che hai.




Chissa’ se funzionera’, mi chiedo...ma poi ho paura che finisca come quando vedi un gran bel giovane sulla sedia a rotelle e pensi “che stupido che sono a lamentarmi dei miei malanni...quel ragazzo non puo’ camminare!”. Solo che dopo un’ora te lo scordi, e ritorni a preoccuparti per le tue minchiate solenni.
La Bolivia e’ un posto molto povero. Niente a che fare con l’Argentina, un altro pianeta.
La Bolivia e’ il secondo stato piu’ povero di tutto il continente americano dopo Haiti. Questo popolo e’ stato sistematicamente violentato e derubato da tutti, di tutto quello che possedeva. E si che la Bolivia era una delle regioni piu’ ricche del pianeta.Il Cerro (montagna) di Potosi’ era la montagna piu’ ricca di argento ed altri minerali di tutto il pianeta.Non hanno lasciato nulla.Qualunque Boliviano che parli con uno spagnolo fara’ presente,prima o poi, che “si sarebbe potuto costruire un ponte dalla Bolivia al tuo Paese con tutto l’argento che ci hanno portato via”.Gli indigeni venivano strappati dai loro villaggi e resi schiavi nelle miniere delle loro montagne per estrarre il loro argento.Si, ma era proibito stancarsi;Chi si stancava veniva impiccato o crocefisso all’entrata delle miniere o per le vie del villaggio quale monito per glis chiavi sopravvissuti.
Il Cile ha sottratto l’unico sbocco al mare di questo popolo (Il porto di Antofagasta era territorio Boliviano) e anche il deserto di Atacama,ricchissimo di risorse minerarie.Brasile e Argentina hanno fatto la loro parte sottraendo consistenti fette di territorio. Potrei scrivere a lungo, ma se qualcuno volesse approfondire l’argomento consiglio fortemente il libro che mio cugino Angelo mi ha regalato prima della partenza: Amoramerica di Maruja Torres. Un libro stupendo.
Credo che le foto parlino da sole. Questa gente non ha l’energia elettrica (usano il gruppo elettrogeno), non ha acqua corrente, non ha strade degne di questo nome,non sa cos’e’ internet.I bambini giocano con i giochi che usava non mio padre ma mio nonno. Un bastone e un paio di sassi;Tuttalpiu’ un vecchio pneumatico di bicicletta.Questa gente non ha niente. E...giusto per la cronaca...e per sfatare il mito del “poveri ma felici”...no, non sembrano felici, ma proprio per niente.

Scolpiti nella roccia.
Le donne Boliviane sono eccezionali. Le donne boliviane lavorano sempre e a qualunque eta’;La vita qui non concede sconti. E’ pazzesco; Le donne boliviane vestite tutte uguali, tutte colorate, tutte quante con due trecce lunghissime, tutte quante con la bombetta in testa,non si fermano mai. Le vedi agli angoli delle strade, a terra, su una sedia,in piedi,alle stazioni,all’ingresso delle citta’,su una bicicletta o mentre spingono un piccolo carretto pieno di mercanzia. Le donne boliviane lavorano tutto il giorno e vendono quello che possono. Sembra una societa’ mandata avanti da loro. Domanda: ma gli uomini dove sono??? Che fanno? In giro vedi sempre e solo donne e ragazzine (purtroppo anche bambine), che per usare un’espressione di Maruja Torres muovono e sorreggono l’economia dei pueblecitos come “Formiche nella polvere”.


Gia,formiche nella polvere, non riesco a pensare ad un’espressione piu’ azzeccata.Le loro mani sono ormai le mani di un uomo,la loro forza e’ la forza di un uomo quell’uomo che non c’e’ perche’ sepolto vivo dentro una miniera( Folle: i minatori non hanno uno stipendi fisso, ma guadagnano in base alla quantita’ di minerale estratto e alle oscillazioni di quest’ultimo sul mercato) o emigrato altrove in uno dei Paesi confinanti.
I loro visi?I visi di queste coraggiose donne?Bhe...io non ho saputo definirli, ma l’ha fatto Vito: Scolpiti nella roccia.

Friday, February 17, 2012

Cartoneros

E’ inaspettatamente difficile trovare un agettivo adatto a ll’esperienza che sto vivendo, e questo e’ sopratutto colpa della pubblicita’ e del mercato,che hanno tremendemente inflazionato aggettivi che una volta significavano davvero qualcosa,tipo “unico” “stupendo” etc etc. Oggi non significano piu’ un cazzo,ne devi trovare altri. Oggi tutto e’ unico meraviglioso spettacolare mozzafiato, tipo un nuovo spazzolino da denti o un nuovo detersivo per il bucato “agli enzimi attivi”... che tristezza......ma questa e’ un’altra storia.
Comunque viaggio, ad oggi, da un mese, 5 giorni e 9000 km circa. ( 4500 in autobus, e 4500 in aereo di ritorno a Buenos Aires,da dove io e Vito siamo partiti ).

Siamo tornati a Buenos Aires dopo aver raggiunto Ushuaia, la citta’ piu’ a sud del mondo, conosciuta amche come “la fin del mundo”.
Scrivo dalla living room dell’ostello. Alla mia destra, una coppia di sposini brasiliani sta litigando sulla frase da addio da scrivere sul libro dell’ostello, ( io li capisco :-) ).Di fronte a me, alla reception, ci sono due tette gigantesche (alle quali ho gia dato i nomi)dietro alle quali si intravede una ragazza (Tanto per fare capire di che cosa stiamo parlando ). Sulla mia sinistra seduto sul divano,il ragazzo sudafricano al quale abbiamo avuto modo di fare riferimento io e Vito un paio d’ore fa. L’argomento affrontato aveva a che fare, in un modo o nell’altro,con la questione della percezione di quello che ci circonda. Dovete infatti sapere che questo ragazzo sudafricano e’ praticamente una macchina da guerra.E’ altissimo,bianchissimo e muscolosissimo. Ma non e’ di quel muscoloso da palestra. Ha proprio una struttura corporea superiore, tipo Ivan Drago in Rocky 4, “Ti spiezzo in due”. Cioe’, ha tipo ogni braccio come una delle mie gambe.Terminator.E’ uno di quelli che rompe le cose perche’ no dosa bene la forza, ne sono sicuro. “Scusa tesoro,ho rotto il crick della macchina”. Insomma un prodigio della natura. Stride con questo suo aspetto, la sua personalita’. E’ gentilissimo,attentissimo e vuole chiacchierare. Anche adesso, mentre scrivo,vuole chiacchierare. Stiamo chiacchierando, e mi sta dicendo che non lo sa se uscira’ stasera,perche’ qui escono troppo tardi (da mezanotte in poi) e quando poi lui aspetta cosi’ tanto...si addormenta...
Ahahhaha, quasi suscita tenerezza questo robocop che “le persone escono troppo tardi ed io mi addormento” Che duuuuuuuciiiiii!!!!! Ti addormenti gioia? Che nicareddru...E tu dormi un poco il pomeriggio no? Dopo il latte con i plasmon... hahahahha
Va be, mi sono perso. Parlavo della percezione delle cose. E’ gia’ perche’,commentavamo io e Vito, molto probabilmente uno cosi’, per il solo fatto di essere sudafricano, in sicilia lo chiamerebbero “u tunnisinu” o “u marocchinu”.
E’ bianchissimo ed e’ sudafricano, non ha assolutamente nulla a che vedere con il Marocco o la Tunisia, ma molti osserverebbero invece che e’ SUDAFRICANO e dunque, non solo AFRICANO, ma anche SUD-africano. Ergo Tunnisinu e Marocchinu.
In questo cavolo di ostello si muore dal freddo. Allora, le cose sono due: O, come e’ poco probabile non pagano l’energia elettrica, o (come e’ invece molto piu’ probabile) la rubano e si sono,molto palermitanamente “allacciati” abusivamente a qualche traliccio di fortuna. In ogni caso non e’ ne’, spiegabile, ne logico,ne funzionale ne sensato mantenere gli ambienti congelati 24 ore su 24. Una pazzia. Una settimana fa, quando siamo arrivati,la differenza di temperatura tra dentro e fuori era di almeno 13 gradi.Mi sono beccato il mal di gola,la sinusite e la febbre per un giorno. Ho fatto presente la questione e mi hanno detto che “non c’e’ problema,la spegnamo subito”,infatti per coerenza argentina non l’hanno mai spenta.Malissimo di gola,sinusite della serie starnutire cose verdi, e febriciattola. Ieri mattina io e Vito ci siamo svegliati entrambi alle 5 di mattina per colpa del freddo! Non riuscivamo a dormire perche’ c’era troppoo freddo. Tummaggini? Abbiamo parlato con il tipo e abbiamo minacciato di cambiare ostello, cosi’ ci ha spostato di stanza.Ahh... Finalmente!!! Un posto con temperature normali!!!! L’indomani mattina, mi sono svegliato perche’ avevano acceso la minchia di aria condizionata anche in quell’altra stanza .. Va bo...lasciamo stare, una tragedia.
Siamo tornati a Buenos Aires dopo aver raggiunto Ushuaia, la citta’ piu’ a sud del mondo, conosciuta amche come “la fin del mundo”.
Allora, parliamoci chiaro: Ushuaia in se’, fa cagare.L’unica ragione per cui la gente visita Ushuaia e’ la posizione geografica. E’ la citta’ piu’ australe del mondo ed e’ a 1000 km dall’antartico.Questo ti permette di vedere panorami unici,leoni marini,pinguini,delfini e tutto il resto.La citta’? Bhe, mi e’ sembrata la bruttissima copia di Dublino, e poi e’ carissima. Che poi...dico io, se vai a Parigi, Londra, Roma...va bene, e’ carissima ma sei a Londra, Parigi o Roma!Dico, e’ cara va bene, ma puoi andarti a vedere il colosseo insomma. Chi visita Ushuaia la lascia invece con il ricordo di quello che la circonda. L’isola della Tierra del Fuego merita obiettivamente gli sforzi ed i soldi che la citta’ non merita.

Un paio di curiosita’: Il nome Terra del Fuoco fu dato per primo nel XVI secolo dai marinai europei che transitavano davanti alle sue coste notando dei fuochi accesi dagli indigeni che li accendevano per proteggersi dal freddo.Il turismo ha avuto un forte impulso a partire dagli anni 80, sopratutto grazie alll’immagine della “Fin del mundo” che e’ stata associata alla regione.Se la guardi sul planisfero...caspita...hai visto dov’e’? Il nome Fine del mondo e’ davvero azzeccato.Da Ushuaia partono molte crociere o spedizioni scientifiche per il continente antartico.
Buenos Aires ci ha regalato questa volta un po di tango (Appena avro’ di nuovo fissa dimora ho deciso di imparare a ballare tango oltre che comprarmi un cagnolino di piccola taglia super intelligente ) e, di nuovo, tanta,tanta movida.





















Forse troppa per i miei gusti. :-)
Io e Vito abbiamo fatto una lezione di tango in una delle migliori (dicono) scuole di tango di tutta Buenos Aires.Ballare tango...e’ troppo figo. E’ il concetto di tango ad essere figo.Cioe’...non e’ solo ballo. E’ portamento, corteggiamento, guida ma anche rispetto della propria donna,coraggio,body language,forza e tenerezza. In sintesi il tango aveva gia capito l’intelligenza emotiva almeno un paio di secoli prima di Goleman. Solo che non la spiegava, la ballava. Come gia accennato in precedenza, lo spettro della miseria e’ cosa costante in questa citta’. E’ comunissimo vedere ragazzi, bambini, donne ,giovani e vecchi cercare qualcosa, qualcosa qualsiasi nei cassonetti dell’immondizia. Qualcosa da vendere,da utilizzare,da mangiare.Sotto la pioggia coperti dai sacchetti neri della spazzatura,sotto il sole a torso nudo. Molte scene sono davvero molto tristi:uomini trasformati in cani affamati.
E poi ci sono i “cartoneros”. I cartoneros girano per le strade della città, raccogliendo prodotti di carta,cartone, i rifiuti urbani, poi utilizzati per il riciclaggio.
L'attività è diventata molto comune in Argentina, dopo l'aggravarsi della crisi economica e sociale dal 1999 al 2002, in risposta alla disoccupazione e la povertà estrema. Si stima una presenza di 40.000 cartoneros nella sola Buenos Aires. L’attivita’ è di solito praticata da intere famiglie (bambini compresi) anche con l’aiuto di animali da soma, come i cavalli, per il sollevamento di carichi pesanti.Li abbiamo visti i cartoneros, chini su cumuli di immondizia con i loro bambini.Crudele riflesso della disuguaglianza sociale.

Domani, partiamo per Salta,1500 km a nord, al confine boliviano. Dicono che sia molto bella, e comunque vedremo quanto costa fare il treno delle nuvole.Mamma mia...il treno delle nuvole...lo sogno dalla prima volta che ne ho scoperto l’esistenza.Da blogitalo.it: “E’ uno dei treni più affascinanti del mondo, che nei suoi 217 chilometri di percorso sale fino a 4.200 metri di altitudine e ti porta fin sulle nuvole.
E’ chiamato il Tren a las Nubes – spesso infatti le nuvole stazionano sotto gli arditi viadotti o sul fondo di vertiginose scarpate..
Il viaggio mozzafiato si svolge attraverso la Valle de Lerma, la Quebrada del Toro per arrivare infine a La Puna, fra gli aridi e spettacolari paesaggi della Cordigliera Argentina passando per 29 ponti, 21 tunnel, 13 viadotti, 2 spirali e 2 zigzag!
Il tragitto dura circa 16 ore (a bordo viene offerto il pranzo ed eventuale assistenza medica per i passeggeri con problemi di mancanza di ossigeno per l’altitudine) e prevede due fermate, la prima a San Antonio de la Cobras e l’altra al viadotto di La Polverilla, al termine del viaggio.”
Suggestivo, l’articolo di Repubblica sul treno delle nuvole: http://d.repubblica.it/dmemory/1997/12/30/attualit/ilviaggio/102nuv81102.html
Spero di poterci salire anch’io e di potervi raccontare la mia percezione.
Da Salta passeremo finalmente in Bolivia, e quella sara’ tutta un’altra storia.

Thursday, January 26, 2012

Into the Wild.

Buongiorno.

Come prima cosa rispondo a Luca e a tutti quelli che si sono chiesti la stessa cosa: Si, mi sono piastrato i capelli in modo permanente :-).

Chi vi scrive e’ un uomo provato. La chiamano “diarrea del viaggiatore”...ma secondo me si sono sbagliati,perche’ chi ce l’ha non puo’ viaggiare di certo. Dovra’ infatti usare tutte le forze per gestire i dolorosi smottamenti intestinali e controllare di avere sempre un bagno a portata di mano. :-(
Non credo sia un errore o di cattivo gusto raccontarvi che ho trascorso gli ultimi 4 giorni sui cessi argentini. Anche questa e’ avventura no?
Del resto, e’ paradossale come nella nostra societa’ sia socialmente accettato il mal di testa mentre la diarrea sia un tabu’.Mmha... come se il mal di testa fosse un disturbo piu’ nobile dell’intestino irritabile...


In ogni caso, i miei ultimi 3 giorni al El Calafate sono stati complessi. Sapete...non e’ semplice gestire i momenti in cui,assorto in una conversazione con un ospite qualsiasi dell’ostello,avverti un fortissimo stimolo di propulsione verso il bagno...e allora...ti alzi,sudato ,e verde in faccia sussurri con un filo di voce frasi ingarbugliate, incapace finanche di pronunciarne correttamente le sillabe : “Sfufami...mi affento un attimo...”
Fortunatamente, e’ passata. Viva l’Imodium!!!!! :;-)
Ma se sforzi e stenti hanno messo a dura prova il mio intestino (4000 km verso sud in autobus non sono uno scherzo) hanno lasciato invece indenne Vito.Oddio...non esattamente indenne...
Vito non ha avuto seri problemi di stomaco, ma riesce ormai ad inciampare e cadere continuamente. Non si e’ ancora capito come faccia. Io ho una sola teoria (“Vito va fatti na bella visita neurologica”),lui,ha finora tirato in ballo le giustificazioni piu’ disparate. Ne elenco alcune:
“Tu cchiai li scarpi ca ti mantennu la caviglia...iu no...”
“Io sono piu’ alto e ho quindi un problema di bilanciamento che tu non hai” (Tummaggini)
“Era buio,non ho visto lo scalino” (Era buio anche per me ma l’ho visto benissimo)
“Gli scalini di quest’ostello sono fatti male, sono piu’ bassi degli scalini normali”
“Non sono abituato a guardare a terra mentre cammino...” ( Ma che scusa e’?!? Manco io guardo a terra, o per lo meno non costantemente, ma non cado!)
“Il cervello si programma dopo i primi due scalini.Gli scalini di questo ostello non hanno tutti la stessa altezza,quindi il cervello, che si e’ programmato con i parametri dei primi due scalini non si aspetta che il 3 scalino sia di misura diversa e quindi la gente inciampa. Questi scalini Non sono a norma di legge!!!” ( Io non ho visto inciampare “la gente”. Ho visto inciampare solo lui. )
Fatto sta, che l’altro ieri,in visita al Ghiacciao Perito Moreno,ha raggiunto il massimo di se stesso quando,di fronte l’ingresso di un ristorante,ma sopratutto di fronte a qualcosa come 50 persone di cui 25 ragazze belle,perde (per l’ennesima volta) l’equilibrio,fa una meravigliosa giravolta su se stesso (Tipo Billy Eliot) si protende, si contrae,saltella, per poi miseramente cadere al suolo.Inutile descrivere le risate del pubblico....mamma che vergogna...che figuuuura!!!!!! Un ragazzo si avvicina per aiutarlo (mentre io ridevo) e Vito: “No no...thank you..thank you...I’m alright”. Pensa di essersela cavata con due colpi di tosse,e un “I’m alright”ma non sa che ancora a due giorni di distanza chi lo ha visto cadere continua a ridere. La scena e’ stata troppo comica, e poi lui e’ alto e’ impossibile non vederlo. Sicuro ci sta ancora qualcuno che, ridendo, dice :”ahahhahaha ti ricordi la caduta di quel cretino italiano l’altro giorno, al Perito Moreno? Ahhaha” E giu’ di li con grasse risate.
Non scrivo da un po...e adesso non so davvero da dove iniziare. Non ho avuto ne la concentrazione,ne l’ispirazione per poter raccontare l’ultima parte del viaggio. Sono stato piu che altro concentrato sul tenere d’occhio i bagni liberi intorno a me.
Il viaggio continua a sud.Da Bariloche fino a Futaleufú, sulla cordigliera delle ande, in Chile.Dopo 7 ore di autobus arriviamo a Esquel, da dove un “collectivo” (Autobus) locale ci portera’ a Futaleufú,in Cile.
L’unico passaggio a ovest, sulla cordigliera, e’ in questa area la ruta 231.Ottanta km di strada sterrata che taglia un confine Chileno-Argentino mozzafiato.Le Ande sono state fin’ora costantemente presenti.Le vedi sempre.A volte piu’ lontane, a volte piu’ vicine.Sempre,innevate.A volte come una sottile linea d’orizzonte a volte come maestose pareti,le porte di un altro mondo quasi inaccessibile. La ruta 231 le attraversa.La cerco dul GPS. Come tanti “pasos” da queste parti, non e’ un percorso ufficiale.Google maps non lo sa che che c’e’ :-).
L’autista non ha fretta. Attraversera’ tre paesini prima di arrivare alla frontiera, e conosce TUTTI. Un colpo di clacson qui e uno li’,un abbraccio a questo,una stretta di mano a quello. “Come sta tua figlia”, “com’e’ andato il raccolto”, “mettiti da parte che ci prendiamo un mate”.I passeggeri? Figurati, i passeggeri mica hanno fretta da queste parti! ;-)
Quaranta,cinquanta km orari, non di piu’.Del resto non puo’ andare piu’ veloce su questa strada.E’ accompagnato da suo figlio oggi. E’ estate e Augustin e’ in vacanza, cosi’ fa compagnia al papa’.Ha 12 anni. E’ bello osservare Augustin.E’ un ragazzo cosi’ semplice,educatissimo. Lui fa i biglietti e poi fanno i conti con papa’ per vedere se mancano biglietti, se qualcuno non ha ancora pagato,se i soldi ci sono tutti.

Sembra molto responsabile, e pare che si trovi bene e vada d’accordo con papa’. Di tanto in tanto scherzano. Eccolo li’ Augustin, un piccolo gaucho Argentino che vive alla frontiera con il Chile e aiuta papa’ a fare i biglietti sull’autobus quando e’ in vacanza.Il collectivo procede tranquillo verso la frontiera,Augustin ha fatto tutti i biglietti. Papa’ autista apre la porta dell’autobus,MENTRE L’AUTOBUS VIAGGIA, per raccontare al figlio la storia di un pezzo di terra,la tecnica di coltivazione di un cereale,una diceria su un vecchietto che abita laggiu’,osservare un panorama.Augustin ascolta e fa domande,il collectivo procede,i passeggeri dormono,la polvere entra dalla porta aperta ed io e Vito ci godiamo la scena fino a quando non iniziamoa chiacchierare anche noi con Augustin e Papa’ autista.

E’ a questo punto che accade l’inverosimile, e cioe’ mentre L’autista guida un autobus su una strada sterrata che attraversa le ande CON LA PORTA APERTA,chiacchierando con il figlio 12enne che,in vacanza,aiuta il papa’ a fare i biglietti,mentre tutto cio’ e’ in corso,padre e figlio prendono la borsa con il mate ed iniziamo a bere mate tutti e 4 e a chiacchierare!!! Hai capito? L’autista ci offre il mate mentre guida! Pazzesco. Beviamo mate,chiacchieriamo,arriviamo alla frontiera.
A Futaleufú il tempo si e’ fermato.
. La gente va in giro ancora con i cavalli. Non che le macchine non ci siano, ci sono,ma la gente vive ancora la cultura del huaso da queste parti, il cd. Gaucho Cileno, ossia il mandriano di vacche.Risultato: la gente va ancora in giro con i cavalli.

In questa remota comunita’ andina le case sono baracche di legno in stile far west,l’attrazione principale e’ il rodeo,la poverta’ piu’ che la semplicita’ (e’ il contrario in Argentina )si avverte in modo immediato.E’ un popolo triste il popolo cileno,almeno da queste parti. Triste,xenofobo e ignorante.Del resto,non c’e’ da meravigliarsi,la dittatura militare di Pinoche’ ha lasciato in eredita’ al Cile un popolo vessato,poco abituato a qualsiasi tipo di scambio con qualsiasi altra realta’,un popolo che tende costantemente a chiudersi dietro e dentro le sue montagne. Da wiki: “Pinochet governò con pugno di ferro. La tortura contro i dissidenti era pratica comune. I dissidenti assassinati per aver pubblicamente parlato contro la politica di Pinochet venivano definiti "scomparsi". ( La stessa tragedia dei “desaparecidos” argentini http://it.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos) Non si sa esattamente quanta gente sia stata uccisa dalle forze del governo e dei militari durante i diciassette anni che rimase al potere, ma la Commissione Rettig, voluta dal nuovo governo democratico, elencò ufficialmente 2.095 morti e 1.102 "scomparsi".
E’ un Cileno triste quello che abbiamo visto.Il tempo,ma sopratutto il Cile stesso ci dira’ se e’ vero, se avremo la stessa percezione anche in altri posti del Cile. Mi piace pensare che queste siano caratteristiche esclusive di una remota comunita’ andina;La capitale,Santiago de Chile credo e spero sia diversa.
Procediamo per altri 1200 km verso sud.Destinazione “El Calafate”,da dove vi scrivo adesso. Poco a poco ci avviciniamo al Polo Sud. Da qui, da El Calafate partono le principali spedizioni e tours turistici per il Perito Moreno.
Il Ghiacciaio Perito Moreno si estende per 250 km² e per 30 chilometri in lunghezza, ed e’la terza riserva al mondo d'acqua dolce. La parete di ghiaccio si erge di fronte a noi per 60 metri in altezza.

La piccola imbarcazione ci ha portati proprio di fronte la bianca parete di giaccio.
Siamo sul lago argentino ed il ghiacciaio e’ li di fronte a noi. Siamo minuscoli.I colori variano dal bianco accecante al blu intenso,rosa. Sono invece nere le crepe che solcano in diversi punti la parete,e che sono il risultato di grosse sezioni di ghiaccio crollate sul lago.Sentiamo un tuono. Mi chiedo se stia per arrivare un temporale...poi capisco.Non e’ un tuono,ma il rumore di una sezione di ghiaccio che si stacca e crolla sul lago.Non abbiamo visto lo spettacolo,il distacco e’ avvenuto in una parte non visibile della parete di ghiaccio,ma l’imponenza,l’autorita’,la profondita’di quel suono porta con se qualcosa di divino.Fra 6 ore partiremo per Ushuaia,nella Tiera del Fuego, la citta’ piu’ a sud del mondo.Fa freddo quaggiu’.Questa parte cosi’ lontana dai frastuoni del mondo,dai suoi debiti,rating,exit strategies...questa parte cosi’ remota del mondo mette addosso una sorta di perenne malinconia.Non e’ buenos Aires,non e’ la Pampa. E’ semplicemente into the wild.

Monday, January 16, 2012

Rotolando verso sud.

A quanto pare sono destinato a scrivere di notte.L’autobus ha lasciato Santa Rosa,capitale della regione della Pampa, 8 ore fa, e procede verso San Carlos de Bariloche,985 km a sud-ovest.
Albeggia. La strada e’ un “nastro d’asfalto che va dritto verso il blu”; La Pampa e’ cosi’. (So che la foto sembra scaricata da internet ma l’ho fatta io da sopra l’autobus! ) :-)

Ma andiamo con ordine. Abbiamo lasciato Buenos Aires due giorni fa. Santa Rosa non era inizialmente prevista come tappa.Non e’ una citta’ turistica...a Santa Rosa de la Pampa non c’e’ proprio niente di turistico...ed e’ stato proprio questo il motivo per cui siamo andat li.Osservando la mappa io e Vito ci siamo detti: “Sicuramente, in un posto come questo,90mila abitanti nel centro della Pampa, con la media di 1,5 turista ogni 5 anni,dove il centro urbano di una certa rilevanza piu vicino e’ a 350 km,in un posto cosi’ puoi davvero vedere l’argentina autentica, quella vera, quella lontana dalla plastica preconfezionata per il turista.”
Non c’e’ modo di prenotare un Ostello via internet a Santa Rosa.Non ci sono Ostelli a Santa Rosa. E’ un po come se un turista andasse in Sicilia e visitasse Raffadali. Stessa cosa.Comunque un hotel tutto scassato,con la recepzionista tutta scassata ( proprio nell’accessione siciliana del termine “chiddra scassa’” ),in una via scassata ( non tutta ) ,lo abbiamno trovato.
Il viaggio da Buenos Aires a Santa Rosa e’ stato per molti versi simile all’attuale.Devo dire che osservare La Pampa mi rilassa. Avevo letto qualcosa del genere un paio d’anni fa, sul blog di un tizio che raccontava il suo viaggio sull’Orient Express e descriveva la steppa siberiana.La prima cosa che colpisce di questa enorme pianura e’ la possibilita che ti danno gli spazi, di guardare fino all’orizzonte.













Mi spiego meglio.
Siamo abituati ad osservare gli oggetti fino ad una certa distanza, perche’ quasi sempre,negli spazi a cui siamo abituati, si interpone tra l’orizzonte e noi una barriera di sorta: Una montagna,un villaggio etc etc. Ecco, se stai osservando la Pampa...riesci ad osservare fino...fino a quando e’ tutto troppo lontano per poter essere distinto.Puoi guardare fin laddove il tuo occhio ti lascia farlo,nessuna barriera si interpone tra te e quello che e’ osservabile ad occhio nudo.L’impatto e’ forte.
Distese infinite di piantagioni di canna da zucchero ed altri cereali si alternano ad altrettante infinite distese coltivate a foraggio dove centinaia e centinaia di vacche sono lasciate al pascolo.L’autobus e’ un piccolissimo puntino che attraversa la sonfinata Pampa Argentina. Noi, e l’infinito.
Mi chiedo se mettano gli autovelox su sta strada...dove lo metti l’autovelox su una strada di 400 km praticamente tutta diritta? Io corerrei come un pazzo su una strada cosi...
Per ore,durante tutta la notte, non abbiamo incrociato nessun veicolo in senso opposto;Adesso,Il nastro d’asfalto grigio inizia ad essere un po piu’ battuto,segno che siamo vicini ad un centro urbano,probabilmente Bariloche.Viaggiamo da 11 ore.

Comunque questa strada e’ troppo bella.E’ troppo bella, manca il fiato. Ho appena svegliato Vito, in modo che la possa guardare anche lui. (Ma perche’ scrivo sempre mentre Vito dorme? ...forse perche’ sono gli unici momenti in cui non rompe :-P ) Guardo a bocca aperta questa strada e mi rendo conto che ci sono tante di quelle cose da vedere in questo mondo che una vita non basta.Ora capisco dove fanno i films...in posti come questo li fanno.Questa strada diritta e senza fine che sembra congiungersi con il cielo e la pianura e’ praticamente la realizzazione fisica dei miei sogni western da bambino.
Flashback:Dicevamo, Buenos Aires...ah si, l’abbiamo lasciata due giorni fa. La stazione centrale degli autobus a Buenos Aires e’ preceduta da una vera e propria fiera del... tutto.

E’ coloratissima,luminosissima,rumorosissima,confusissima. Dietro le bancarelle colombiani,peruviani,argentini,uruguayani,messicani provano a venderti di tutto: Sacchetti,trapani,carte da gioco,santini,gratta e vinci,ciabatte,acqua,vino,caffe’,spezie,barbie anni 80,coltellini,pasta,pane,braccialetti,televisori,monitor per computer anni 60 (quelli con lo schermo bombato ) sedie a sdraio,tavolini pieghevoli,birra,impermeabili.... Attraversiamo eroicamente la fiera-imboscata ed arriviamo al Terminale. Ed e’ qui che si apre il capitolo “Autobus in Argentina”. Allora, il discorso e’ il seguente: In Argentina gli autobus sostituiscono gli aerei.I costi degli aerei sono troppo alti quaggiu’ per il ceto medio-basso,e non volano compagnie low cost, ragion per cui il volo e’ di per se appannaggio di pochi privilegiati. Tutti quanti usano gli autobus,che hanno ormai struttura organizzativa,procedure,protocolli , hostess (belle) tutto quanto come su un comune volo.C’e’ il Terminal con le uscite,la sala preimbarco,il nastrino del numero di viaggio attaccato alla valigia. L’equipaggio e’ formato da 2 autisti che si alternano,un addetto ai bagagli (carico-scarico)e un hostess che fa E-SAT-TA-MEN-TE quello che farebbe su un volo: Controlla sedili,controlla che i passeggeri non cambino posto e/o si alzino per troppo tempo durante il viaggio,serve due pasti (stavolta per esempio ci hanno servito la cena ieri sera, e la colazione stamattina ) ed e’, sostanzialmente a disposizione dell’equipaggio.













Dal Terminal Omnibus centrale di Buenos Aireshanno inizio viaggi per tutte le destinazioni,sia nazionali che internazionali (tipo Paesi confinanti all’Argentina,come Chile e Bolivia), tutto cio’ in autobus. C’e’ un mondo in attesa:Bambini,vecchi,uomini,ladruncoli (in attesa piu che altro di qualcuno che si distragga),donne,personaggi distinti e meno distinti,padri che tornano dalle loro famiglie o famiglie che raggiungono i loro padri, mamme commosse,sorelle felici,innamorati disperati o felici,bimbi in fasce,uomini che guardano e sperano verso il prossimo autobus in arrivo;Pesanti,le rughe che solcano il viso mezzosangue.
Si apre proprio in questo momento,ai nostri occhi, lo spettacolo della natura piu’ emozionante che abbia mai visto.Non ho le parole adatte...e poi adesso non posso scrivere, devo solo contemplare. Devo guardare madre natura nella sua piu’ eccelsa espressione adesso e capire perche’ io e Vito non troviamo le parole adatte,perche’ siamo commossi quasi fino alle lacrime.














Non parliamo,guardiamo fuori dal finestrino e se magia esiste a questo mondo,quello che vediamo e’ magico.Controllo sul GPS stiamo per arrivare a Bariloche, stiamo attraversando il Paso Chacabuco. Provero’ a scrivere di nuovo dopo Bariloche. Le emozioni si intrecciano e si confondono adesso...se quello che vedo fuori dal finestrino e’ vero...io voglio vivere qui.